Etichette

domenica 30 marzo 2014

LE PENE DELL’INFERNO

Una scultura di legno che rappresenta tre anime condannate a bruciare all'inferno

Don Gabriele, abbiamo già parlato la scorsa settimana del purgatorio. L’inferno invece, di cui si parla così poco, cos’è?
L’inferno è quello stato di vita in cui l’uomo dannato è lontano da Dio, dagli angeli e dai santi, in una condizione permanente ed eterna di sofferenza spirituale e fisica. L’inferno è in definitiva l’autoesclusione dalla comunione con Dio, come dice il Catechismo della Chiesa cattolica al n. 1033: «Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo». E come decidiamo di amarlo? «Non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi». All’inferno va, dunque, chi «muore in peccato mortale senza essersene pentito». Occorre subito specificare che della condizione concreta del paradiso ben poco possiamo dire, in quanto poco o nulla ci è stato detto nella Rivelazione. Pensiamo a San Pietro e alla sua esperienza nell’episodio della Trasfigurazione, della quale mai parla nelle sue lettere; o anche a san Paolo, quando racconta, sì, di essere stato «al terzo cielo», ma poi non spiega di cosa si tratti, se non che è uno stato di perfetta beatitudine. Dell’inferno invece abbiamo i racconti di alcuni santi che, pur non avendo un valore dogmatico che vincoli il credente, hanno però un notevole valore di serietà. Ho parlato a più riprese nei miei libri e nelle mie interviste dell’esperienza sia di Gloria Polo che di santa Faustina Kowalska. Entrambe fanno una descrizione identica dell’inferno come di un luogo dove ci sono sofferenze terribili. La Madonna a Medjugorie, dal canto suo, fa tre affermazioni interessanti, che confermano quanto insegna il Catechismo: l’inferno è eterno; è impossibile che chi è all’inferno si converta perché, nella maniera più assoluta, non vuole farlo; all’inferno si diventa partecipi della sostanza dell’inferno stesso, cioè si diventa un “pezzo d’inferno”. Essendo il regno dell’odio, le anime dannate sono sottoposte al tormento dei demoni e alle sofferenze che reciprocamente esse si infliggono. L’inferno è poi il luogo della bestemmia, dove si inveisce contro Dio e contro i santi. È poi il luogo della paura: nel corso dei miei esorcismi ho capito che esiste una gerarchia tra i demoni, così come  tra gli angeli. Più di una volta mi sono trovato a che fare con demoni che possedevano una persona e che hanno manifestato un vero terrore verso i loro capi. Un giorno, dopo aver fatto tanti esorcismi su una povera donna, ho chiesto al diavolo “minore” che la possedeva: «Perché non te ne vai?». Ed esso, per tutta risposta: «Perché se me ne vado via di qui Satana, il mio capo, mi punisce». Esiste nell’inferno una soggezione dettata dal terrore e dall’odio. Ecco allora la differenza abissale con il paradiso: il luogo dove invece tutti si amano, dove, se uno vede uno più santo di lui, ne gode perché gode lui stesso direttamente della felicità dell’altro. 
(Testo raccolto da Stefano Stimamiglio)

Nessun commento:

Posta un commento