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sabato 31 ottobre 2015

PERCHE’ HALLOWEEN NON VA FESTEGGIATO SECONDO LA CHIESA




La società sta perdendo il senno, il senso della vita, l’uso della ragione, ed è sempre più malata. "Celebrare Halloween è come celebrare il demonio!!! Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidi.

Genitori stiamo attenti a permettere che i nostri bambini si abituino all’occulto. Mi dispiace moltissimo che l’Italia, come il resto d’Europa, si stia allontanando da Gesù il Signore e, addirittura, si metta a omaggiare Satana. Perché l’astuzia del demonio sta proprio qui: tutto viene presentato sotto forma ludica, innocente. Anche il peccato non è più peccato al mondo d’oggi. Tutto viene camuffato sotto forma di esigenza, libertà o piacere personale. L’uomo è diventato il dio di se stesso, esattamente ciò che vuole il demonio”.

(Padre Gabriele Amorth)


LO SPIEGA DON MATTEO DE MEO

Domanda: “E’ vero che questa data rappresenta una vera e propria festa nel calendario satanista?”
Risposta: “C’è un vero e proprio calendario liturgico di queste sette sataniche. Nella sera del 31 ottobre inaugureranno, ufficialmente, negli Stati Uniti, il grande tempio della chiesa di Satana. Perchè Halloween non va festeggiato. E’ il ritorno di una festa pagana. E’ la notte in vi è un incontro spirituale tra i demoni ed il mondo umano, il ritorno dei morti in cui le due realtà si fondono ed è possibile che la parte umana entri in contatto con la parte spirituale e questo contatto fa sì che la parte spirituale possa dare agli uomini poteri speciali. E’ la notte in cui si compiono rituali e sacrifici perché il maestro del gruppo satanico assume, quella notte, attraverso un rituale preciso delle messe nere tutti i poteri che il demone quella notte gli concederà e questo avviene attraverso riti in cui ci sono anche sacrifici umani, in modo particolare di bambini. Oggi questi culti satanici si sono abbastanza evoluti anche sul web. Siamo stati avvisati dal gruppo anti-sette nazionale che in quella notte avviene il maggior numero di delitti e di sacrilegi, ma anche il maggior numero di scomparse di bambini.
Ad un convegno, una ragazza che era arrivata al gruppo più alto di satanismo come gerarchia satanica di sacerdotessa, racconta uno degli eventi che succede la notte del 31 ottobre mentre tutti fanno quella che è chiamata la famosa festa di Halloween. Alcune ragazze che fanno parte del gruppo satanico vengono fecondate ed il bambino, il feto, viene in certo qual modo prelevato anche tramite taglio cesareo da queste ragazze che lo fanno apposta. Questi feti, durante la messa nera del 31 a sera, vengono spaccati e mangiato il cuore da parte dei partecipanti. E’ una delle realtà che purtroppo esiste ed esiste anche nella nostra Italia come ultimamente confermato dalla Polizia di Stato, come le Bestie di Satana, i Bambini di Satana, ecc.
Halloween è una festa che nasce proprio per esaltare e festeggiare il gusto del macabro ed è soprattutto per i nostri bambini una questione educativa. E’ una festa che si è imposta e che non c’entra con le radici cristiane dell’occidente. Questa festa non può imporsi perché diventa una questione educativa, educa più o meno consapevole le giovani generazioni a questo gusto del macabro e della mentalità esotericaUn ultima cosa. Un’ostia consacrata che viene rubata nelle chiese sul mercato satanico viene venduta al prezzo di 400 euro. . Bisogna stare alla larga dal 31 a sera sia per i bambini che per gli adulti.
La chiesa Madre, come altre chiese in tutta Italia, organizza proprio per quella data una veglia in riparazione dei sacrilegi che si commetteranno quella notte”.

Halloween ci ha rovinato la vita . Altro che dolcetto scherzetto.


Nessun dolcetto, né scherzetto. Ma droga e stupri e sangue. «Non eravamo mai stati a una festa di Halloween: ci sembrava una cosa stupida e superficiale. Ma questa persona di mezza età, così distinta, così educata e cortese che ci invitò con garbo ad andarci, ci convinse. Soprattutto per la curiosità, una volta, di vedere».
Nel 2005 aveva ventuno anni Car­men (nome di fantasia, ndr) e il suo fidanzato due di più. Lo incontravano da tempo, quel signore distinto di mezza età, quasi ogni mattina nel bar dove facevano colazione, al centro di questa cittadina del Nord Italia. Spesso avevano scambiato quattro chiacchiere a modo: non che fossero diventati amici, ma lui abilmente, senza fretta, aveva saputo conquistarsi la fiducia dei due ragazzi. E alla fine diede loro l’indirizzo dove ci sarebbe stata quella festa di Halloween alla quale li aveva così amabilmente invitati.
Arrivarono, la sera del 31 ottobre di tre anni fa, in un casolare di campagna, isolato, deserto tutt’intorno. «Appena entrammo ci sembrò una cosa un po’ ridicola, perché erano tutti in maschera, sebbene con abiti molto lugubri e tetri: streghe, vampiri, streghe, zombie». Una cinquantina di persone, forse poco di più, donne e uomini.
Due grandi sale e nessuna luce elettrica: soltanto candele, dappertutto. Musica, neppure troppo alta, in uno dei due stanzoni. «Quasi subito ci sentimmo imbarazzati: io e il mio ragazzo eravamo gli unici a non essere mascherati, a non avere il volto coperto». Il distinto signore non aveva detto loro che la ‘festa’ sarebbe stata in maschera.
«Mangiammo. Bevemmo cocktail alla frutta, ricordo che alcuni sapevano di fragola e altri di lampone». Non tutti i bicchieri li presero dal buffet, alcuni li porse loro sempre quel signore di mezza età e non ci fecero caso, poiché era assai gentile come al solito e com’era stato anche ogni mattina al bar.
Verso la fine della cena accadde qualcosa che «ci colpì molto», continua a raccontare Carmen con la voce che le si fa un filo: «Nella sala più grande entrò un uomo vestito completamente di nero, con un grande mantello ed un cappuccio sul volto. E tutti, nessuno escluso, tranne noi due, si misero in ginocchio ». S’avvicinò ad ognuno, lentamente, e a ciascuno impose le sue mani, mentre «tutti s’erano messi a parlare una lingua incomprensibile ». Ne furono assai «impressionati» entrambi. Pensarono tuttavia «fosse una specie di gioco che facesse parte delle feste di Halloween». Non conoscevano il mondo dell’occulto: «Credevamo che certe cose che si leggono o si sentono fossero solamente fantasie e invenzioni».
Perché però a quel punto non andarsene via e tornare a casa? Carmen e il fidanzato ci provarono. «Avevo mal di testa, nausea, mi girava la testa, volevo uscire – ricorda lei – andai verso la porta, ma era chiusa a chiave. Chiesi aiuto al mio ragazzo, ma neanche lui si sentiva bene e neanche lui riuscì ad aprire la porta, non ci riuscimmo nemmeno provando insieme». E qui finiscono i suoi, i loro, ricordi: barcollano sfumando nei giramenti di testa sempre più forti e infine in un buio vuoto.
Si risvegliò per primo lui verso le quattro del mattino. Scosse subito lei che dormiva ancora. Era nuda, completamente, aveva molti tagli sulle braccia e sul corpo, graffi, lividi e altri segni di abuso. Erano da soli: nel casolare non c’era più nessuno. La loro auto era ancora parcheggiata lì fuori, lui la portò al pronto soccorso dell’ospedale più vicino. Furono sottoposti a molti esami ed analisi. Lei aveva subìto violenze sessuali ed entrambi nel sangue avevano della Ketamina (una droga anestetica, utilizzata soprattutto in veterinaria, che deprime il sistema nervoso centrale, riduce la frequenza cardiaca e respiratoria e abbassa la pressione).
Qualche giorno, più tardi lui, il fidanzato di Carmen – che oggi è suo marito – tornò in quel casolare. E ci trovò il proprietario: «Dovete far finta che non sia mai accaduto nulla», disse l’uomo al ragazzo. «Cerchiamo di capirci subito: non dovete approfondire, ma lasciar perdere. Se non volete avere dei ‘problemi’ quella sera per voi non c’è mai stata ». Carmen era terrorizzata. Le arrivavano telefonate anonime. Non riuscì più ad uscire di casa per tantissimo tempo. Venne seguita da uno psicoterapeuta. Dovette spostarsi e, per un anno, andare a vivere col suo fidanzato a qualche centinaio di chilometri dalla loro cittadina, nella quale però non incontrarono mai più quel signore «di mezza età, così distinto, educato e cortese».
È stato terribile per lei dover rivivere, raccontandolo al cronista, quella notte. Non voleva farlo. Ci ha pensato a lungo. Alla fine ha solamente chiesto l’anonimato più assoluto, perché ha deciso di «far sapere, soprattutto ai giovanissimi che pensano a questa festa come a un appuntamento molto bello e molto ‘ cult’, che proprio la notte di Hal­loween si fanno cose orrende». Per­ché «i ragazzi vanno messi in guardia, tanto, chiaramente, senza timori di andare controcorrente, soprattutto le ragazze».
Socchiude gli occhi, fa un respiro lento e profondo: «Oggi, quando penso ad Halloween, capisco che la mia vita è stata rovinata – dice prima di salutarci –. E che di questa rovina porto i segni sulla mia anima e sulla mia pelle».”

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