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giovedì 20 novembre 2014

Kierkegaard: gli stadi della vita umana


  

Nella sua opera “Stadi nel cammino della vita”, Kierkegaard distringue tre possibilità esistenziali, dette stadi. Esse corrispondono a momenti successivi dello sviluppo individuale, anche se tale sviluppo non ha carattere necessario e dipende dalla libera scelta del singolo.
  • Lo stadio estetico
Lo stadio estetico è rappresentato dalla figura del seduttore, descritto da Kierkegaard del suo “Aut-aut” e identificato in modo particolare con il Don Giovanni di Mozart. Il seduttore conduce una vita estetica, fondata sul desiderio e sul piacere; egli non sa uscire dalla sfera della sensualità, poiché la sua filosofia è il carpe diem oraziano, e vive soltanto nell'immediatezza. Chi vive allo stadio estetico rifulle la ripetizione ed è costantemente alla ricerca del nuovo o dell'eccezionale.
L'esito finale dello stadio estetico è la disperazione, cioè la coscienza dell'assoluta vanità di ogni cosa.
Vanitas vanitatum et omnia vanitas (Qoèlet)
Tale disperazione può però condurre a due diversi atteggiamenti: è infatti possibile considerare la disperazione come una forma di divertimento e pertanto perseverare nella condotta estetica, oppure comprendere la vanità dell'esperienza estetica e accedere così allo stadio superiore, quello etico.
Non vi è mediazione tra uno stadio e l'altro, ma un “salto” che dipende dalla libera scelta dell'individuo.
  • Lo stadio etico
Lo stadio etico è rappresentato dalla figura del marito, da Kierkegaard identificato in particolare col personaggio delConsigliere di Stato Guglielmo.
L'esistenza di tale figura è definita dal matrimonio, dalla famiglia, dalla professione e dalla fedeltà allo stato. L'esistenza dell'uomo etico è caratterizzata dalla scelta, con la quale egli conferma in ogni momento le decisioni prese. Egli sceglie fondamentalmente tra il bene e il male, poi si dedica alle istituzioni e ai compiti sopracitati. La sua vita è contraddistinta dalla ripetizione, perchè l'uomo etico sviluppa se stesso grazie alla continuità e alla permanenza delle sue scelte nel tempo.
Per l'uomo etico il dovere non è un'imposizione esterna, ma “il compito che si è a se stessi”.
Davanti alla maestà del divino, con cui l'individuo etico prima o poi si confronta, anche la vita etica appare limitata e insoddisfacente. L'uomo etico percepisce la propria inadeguatezza morale, arrivando così all'esito necessario dello stadio etico: il pentimento.
Attraverso il pentimento l'individuo esce dalla sfera etica e “salta” volontariamente alla sfera religiosa.
  • Lo stadio religioso
Lo stadio religioso è descritto nel capolavoro di Kierkegaard, “Timore e tremore”.
Nell'ambito religioso, l'individuo è assolutamente solo, perchè il suo unico rapporto è quello con Dio. Lo stadio religioso è rappresentato dalla figura del cavaliere della Fede, da Kierkegaard identificato in particolare col personaggio di Abramo.
La dimensione religiosa comporta la sospensione della morale, perchè l'uomo in questo ambito si rimette completamente alla volontà di Dio, la quale può legittimamente divergere dalle leggi dell'etica umana.
Per obbedire a Dio, Abramo non esita a sacrificare suo figlio Isacco; l'etica lo condannerebbe senza dubbio come un assassino, ma egli è considerato padre della fede perchè in virtù di essa egli agì e seguì il volere di Dio.
La fede è dunque rischio e paradosso: in nome di essa il singolo-che per l'etica è subordinato alle leggi umane-afferma la propria superiorità nei confronti dell'universale grazie al suo rapporto individuale con l'assoluto.
 
In breve:
Stadio ESTETICO
Stadio ETICO
Stadio RELIGIOSO
Seduttore (Don Giovanni)
Marito (Consigliere di Stato)
Cavaliere della Fede (Abramo)
immediatezza
scelta e ripetizione
rapporto con l'eternità
eccezionalità
dovere
rischio e solidutine
disperazione
pentimento
paradosso della Fede


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