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lunedì 15 giugno 2015

Beata Anna Caterina Emmerick




“Dio mi ha donato la grazia di farmi vedere molte anime passare, con infinita gioia, dal Purgatorio al Cielo. Spesso quando prego nei cimiteri, presso le tombe, vengo disturbata in modo cattivo, pauroso, e vengo maltratta dagli spiriti maledetti, oppure dal maligno stesso. Apparizioni orribili e chiassose mi circondano e vengo gettata qua e là sulle tombe e maltratta, ma ho avuto sempre la grazia da Dio di non temere mai e perciò sono rimasta sempre illesa, e quando venivo disturbata raddoppiavo le mie preghiere. Ho sempre ricevuto molte grazie dalle care e povere anime del Purgatorio. Se tutti gli uomini avessero voluto dividere con me queste gioia quanto fluire di grazia ci sarebbe sulla Terra! Purtroppo invece le grazie vengono dimenticate e dissipate nonostante le povere anime invochino tanto gli uomini sussurrando alle loro orecchie! Le anime restano così piene di desiderio e con le più differenti pene, e nei differenti luoghi attendono tanto l’aiuto e la redenzione. Nella misura in cui è grande il loro bisogno così lodano pure il nostro Signore e Salvatore. Tutto quello che noi facciamo in loro ricordo causa in esse una gioia infinita”.

Beata Anna Caterina Emmerick


Emmerich era ignorante, come lei sosteneva, pertanto si affidò ad un poeta e scrittore del tempo: Brentano, che la seguì non solo sino alla morte, ma questi continuò a scrivere la sua esperienza per alcuni anni dopo la morte della beata. Sia Anna Caterina che il poeta Brentano non erano mai stati in Terra Santa, eppure Anna Caterina ha descritto con sorprendente precisione della casa di Efeso dove vissero Giovanni e Madonna, tanto che sulla base di tali descrizioni è stata possibile ritrovare la casa dove la Vergine visse dopo la morte di Gesù. Casa a forma rettangolare costruita in pietra, su un piano solo e col focolare al centro. Era situata fuori della città perché la Maria Vergine desiderava vivere appartata. Il ricercatore francese Julien Dubiet, dando credito a queste visioni, andò in Asia Minore alla ricerca della casa descritta da Caterina. Egli trovò l’edificio, nonostante le trasformazioni subite nel tempo, a nove chilometri a sud di Efeso, su un fianco dell'antico monte Solmisso di fronte al mare, esattamente come aveva indicato la beata Emmerich. La validità delle visioni di Caterina e del relativo ritrovamento, venne confermata anche dalle ricerche archeologiche condotte nel 1898 da alcuni esperti austriaci.
La validità delle affermazioni di Caterina venne confermata anche dalle ricerche archeologiche condotte nel 1898 da alcuni ricercatori austriaci. Gli archeologi ebbero modo di appurare che l’edificio - almeno nelle sue fondamenta - risaliva al I secolo d.C.. Oggi davanti alla casa della Madonna, visitabile ad Efeso e custodita dai cappuccini, c'è un cartello che spiega che ciò che ne restava, cioè le mura perimetrali col focolare centrale, era stato ritrovato grazie alle visioni della monaca stigmatizzata Anna Caterina Emmerich.


All’età di cinque o sei anni iniziai la contemplazione del Credo: «Io credo in Dio Padre onnipotente Creatore del cielo e della terra…». Mentre pronunciavo queste parole, apparvero dinanzi agli occhi della mia anima le immagini della creazione del cielo e della terra: vidi la caduta degli angeli, la creazione della terra e del paradiso, Adamo ed Eva e il peccato originale. Continuai a vedere queste immagini durante la mia vita quotidiana e perfino durante la notte, mentre dormivo, in sogno.
Le immagini si manifestavano durante il giorno, mentre pascolavo le pecore, e anche quand’ero a casa, durante i servizi domestici, e mentre parlavo con qualcuno. Ne parlai con i miei familiari, credendo che anche loro avessero quelle visioni, ma essi mi risero in faccia e mi presero in giro. Da quel momento non ne parlai più con nessuno.
Compresi che il volere di Dio, il mio Amore, era che dovevo tenere per me tutto ciò che vedevo, tutti quei misteri celesti.
Una volta, a scuola, ripresi il mio maestro a lezione di religione, dicendogli che le cose non stavano proprio come lui le raccontava; ciò che mi era stato donato di vedere sulla risurrezione di Cristo era altro. Il maestro mi rimproverò e i miei compagni di classe risero di me.
Le numerose visioni che passavano dinanzi alla mia anima erano tutte benvenute, le contemplavo senza analizzarle o fare speculazioni mentali sulla loro diversità dai racconti biblici. Non ho mai creduto subito a quel che vedevo, attendevo sempre conferma dal mio angelo custode. Le visioni non hanno mai deformato la mia fede cattolica e quel che avevo appreso su di essa.
Nonostante non avessi mai desiderato avere le visioni, esse si producevano a migliaia dinanzi alla mia vista interiore e rivelavano all’anima mia i misteri biblici della creazione. Non mi facevo trascinare dalle visioni, ma la mia attività maggiore restava la preghiera; continuavo infatti sempre a pregare il Signore, implorando misericordia per noi, poveri peccatori.
Le visioni della Emmerich erano del tutto particolari: lei si separava dal corpo dopo essere stata "chiamata" dal suo angelo custode e il suo spirito si recava in Terra Santa dove assisteva agli episodi evangelici come se stessero avvenendo in quel momento; il giorno dopo li descriveva a Brentano. Né la monaca né il poeta erano mai stati in Terra Santa, eppure Anna Caterina ha descritto con sorprendente precisione i luoghi della vita di Gesù e della Madonna, gli abiti, le suppellettili, i paesaggi. Sulla base delle descrizioni della Emmerich è stata ritrovata a Efeso la casa dove la Vergine visse dopo la morte di Gesù. Era una casa rettangolare di pietra, a un piano solo, col tetto piatto e il focolare al centro, tra boschi al margine della città perché la Vergine desiderava vivere appartata. Il ricercatore francese Julien Dubiet, dando credito a queste visioni, andò in Asia Minore alla ricerca della casa descritta da Caterina. Dubiet effettivamente trovò i resti dell’edificio, nonostante le trasformazioni subite nel tempo, a nove chilometri a sud di Efeso, su un fianco dell'antico monte Solmisso di fronte al mare, esattamente come aveva indicato la Emmerich.
La validità delle affermazioni di Caterina venne confermata anche dalle ricerche archeologiche condotte nel 1898 da alcuni ricercatori austriaci. Gli archeologi ebbero modo di appurare che l’edificio - almeno nelle sue fondamenta - risaliva al I secolo d.C.. Oggi davanti alla casa della Madonna, visitabile ad Efeso e custodita dai cappuccini, c'è un cartello che spiega che ciò che ne restava, cioè le mura perimetrali col focolare centrale, era stato ritrovato grazie alle visioni della monaca stigmatizzata Anna Caterina Emmerich.


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